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ENSEMBLE SINIGAGLIA
LA CRAVA MANGIA IJ MORE
Canzoni della tradizione piemontese

Folkclub - Ethnosuoni ES 5370

CD 2008

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CONTEMPORANEA
AUTORI ITALIANI PER TRE CHITARRE

MAP -LR CD 085

CD - 2002

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ORIGINAL 20th CENTURY WORKS FOR THREE GUITARS

RAINBOW classic - RW 9604

CD - 1996

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ENSEMBLE SINIGAGLIA

LA CRAVA MANGIA
IJ MORE
Canzoni della tradizione piemontese

Paola Lombardo: voce

Trio Vivaldi: chitarre

 

 

Brani:

1 - La crava mangia ij more *

2 - Fior ëd tomba *

3 - Verdolin verdolineto *

4 - Amor a quindes ane *

5 - Ël maritin *

6 - Pelegrin ëd Roma *

7 - La barchëtta °

8 - Serenata ( ël Genoveis) *

9 - La promëssa*

10 - La mare crudela *

11 - Tranta Quaranta °

12 - Amor al convent *

13 - Rapsodico (canson vinòira) *

14 - Nana naneta °

  * elaborazione di
Carmelo Lacertosa
(vedi biografia)

  ° elaborazione
di Marco Buccolo
(vedi biografia)

La trascrizione e l'arrangiamento sono antichi quanto la musica: da che mondo è mondo, o meglio, da che suono è suono ogni creazione segnata da un qualche successo non è sfuggita all'inesorabile pratica del passaggio dalla veste originale alle più diverse e lontane destinazioni. Molto tempo prima dell'avvento dell'onnivoro pianoforte, i Santi Padri del Rinascimento e del Barocco tramutavano lievi canzoni in Messe solenni, adattavano polifonie vocali a formazioni di strumenti ed arrivavano addirittura ad intervenire sui testi per convertire il sacro in profano e viceversa. Questa prassi anche troppo disinvolta ha talora sortito effetti paradossali. Grazie alla versione clavicembalistica realizzata da J.S.Bach, il bellissimo Concerto per oboe ed archi di Alessandro Marcello perse la legittima paternità in favore dello stesso Bach, di Vivaldi (altro autore più volte trascritto da Bach) e del più celebre fratello Benedetto sino a ridursi (ma questa volta Johann Sebastian non c'entra) ad un non meglio identificato "anonimo veneziano" nel titolo di un noto film strappalacrime del 1970. Davvero anonime - con la sola eccezione di Brofferio - sono invece le canzoni popolari raccolte in questo cd, brani che l'Ensemble Sinigaglia ha selezionato nel vasto repertorio del folklore piemontese avviato a reale conoscenza da Costantino Nigra per i testi e, per le melodie, proprio da Leone Sinigaglia. Nei circa cento anni trascorsi dalle prime esplorazioni del maestro torinese sulla collina di Cavoretto, le "vecchie canzoni popolari del Piemonte" (per dirla con Nigra) hanno conosciuto un imponente risveglio di interesse e, ciò che più conta, di presenza esecutiva. Dalle storiche trascrizioni realizzate dalla mano dello stesso Sinigaglia (per canto e pianoforte, coro, voce con quartetto d'archi e con orchestra) la pratica elaborativa si è estesa alle più diverse formazioni vocali e strumentali tanto classiche quanto popolari o addirittura etniche. Nel nostro caso la materia sonora è stata trattata affiancando alla voce un insieme di tre chitarre talora integrato da archi e pianoforte. Niente ghironde, pifferi o percussioni dunque, ma l'embricato intreccio di diciotto corde che gli arrangiamenti di Marco Buccolo e Carmelo Lacertosa (in ordine alfabetico) sfruttano con accorta saggezza senza indulgere da un lato a tentazioni canzonpiolistiche e, dall'altro, senza avventurarsi in cervellotici remake sperimentali. Anzi: tanto i brani con voce che quelli soltanto strumentali raccontano le loro storie, gaie o tristi, fornendo delle antiche nostre melodie, attraverso una cornice di attenta ed affettuosa modernità, una godibile quanto originale chiave di lettura.                          

Roberto Cognazzo

 

 

 

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CONTEMPORANEA
AUTORI ITALIANI PER TRE CHITARRE

MAP -LR CD 085

CD - 2002

 

 

Brani:


Giorgio Ferrari
Quadrifoglio
Fogli d'album per tre chitarre
1 - Entrata
2 - Canzonetta
3 -
Recitativo
4 - Epilogo


Teresa Procaccini

5 - Moonlight op. 121

Riccardo Vianello
6 - Trestango

Andrea Basevi
7 - Concerto

Ennio Morricone
8 - Canone Breve


Franco Margola
9 - Fantasia

Franco Mariatti
Introduzione, Romanza e Finale
10 - Introduzione
11 - Romanza
12 -
Finale


Franco Mannino
Suite
13 - Slow
14 - Valzer lento
15 - Rumba

Roberto Beltrami
In Memoriam F.G.
16 - Improvvisando
17 - Vivo


Daniele Zanettovich
Sei Canzoni andaluse
18 - Malagueña
19 - Fandanguillo
20 - Villancico
21 - Sevillana
22 - Petenera

23 - Tanguillo

 


La duttilità con cui la chitarra si presta a far parte delle più svariate combinazioni strumentali, al di là dunque del suo eminente ruolo solistico, ha sempre più stimolato i compositori a sfruttarne le risorse tecniche ed espressive anche all'interno, pertanto, del colloquio "inter pares", ossia il duo, il trio, il quartetto, per arrivare all'ottetto e ad altre compagini chitarristiche.

Il presente CD è dedicato alla formazione del trio di chitarre in un'ampia panoramica di compositori italiani della nostra epoca, rimasti affascinati da questo insieme capace di offrire non solo un perfetto equilibrio sonoro, ma anche multiformi combinazioni d'intreccio dialogante.

Ad eccezione del brano di Ennio Morricone e di quello "ritrovato" di Franco Margola, le musiche qui registrate sono state commissionate dal "Trio Vivaldi", ormai una solida e collaudata realtà del concertismo dei nostri giorni, in particolar modo nel settore della diffusione d'un repertorio portatore di ulteriori, proficui sviluppi.

Riccardo Vianello

 

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ORIGINAL 20th CENTURY WORKS FOR THREE GUITARS

RAINBOW classic - RW 9604

CD - 1996

   

Brani:

1 -Follow the star
Stephen Dodgson


2 -Ricordo di Somogy
Ferenc Farkas


Csángó Sonatina:
3 - Allegro Moderato
4 - Andante
5 - Rondò
Ferenc Farkas


6 -Ricercare
Alberto Bernardi


Trio:
7 - Moderato
8- Andantino
9 - Energico
Franco Margola


Sonata:
10 - Ricercare Moderato
11- Tranquillo assai
12 - Allegretto spigliato
Franco Margola


13 -Rondò
Paul Hindemith


14 -Fantasia Quarta
Giulio Viozzi


15 -Improvviso
Mario Gangi

 

 


Nella produzione chitarristica del '900, imponente per mole e qualità, i compositori hanno spesso dimostrato di apprezzare in particolare l'aspetto polifonico dello strumento, la sua capacità di "cantare" e di prestarsi alla costruzione di fitte ed affascinanti trame sonore. Questa tendenza alla disposizione polifonica e imitativa viene sostanzialmente rispettata in buona parte dei brani contenuti in questo disco, che coprono un arco piuttosto esteso (dal 1925, anno di composizione del Rondò di Hindemith, sino ai giorni nostri, con i pezzi di Bernardi e di Gangi).

Anche la scelta dei linguaggi dimostra una certa coerenza, privilegiando una scrittura vagamente tonale, temperata dalle esperienze musicali delle avanguardie storiche del nostro secolo. Così Follow the Star, dell'inglese Dodgson, si muove nell'ambito di una modalità tranquilla e consonante, con pochi procedimenti compositivi mutuati dalla musica contemporanea (durate aleatorie, interazioni di segmenti di diversa lunghezza).

Questa sostanziale tendenza alla consonanza è sicuramente dovuta anche soprattutto all'ispirazione popolare del brano, basato su un canto natalizio olandese. L'aspetto descrittivo gioca poi un ruolo importante nello svolgimento musicale, con gli "interventi" dei tre Re Magi e quello della stella, ciascuno dotato di un proprio carattere e di proprie particolarità stilistiche.

Anche nei brani dell'ungherese Ferenc Farkas l'elemento popolare è presente e importante, vorrmmo dire formante, nella costruzione musicale. Ricordo di Somogy (1977) è una piccola suite di cinque pezzi basati su canzoni popolari ungheresi. Come nella successiva Csángó Sonatina (1977), la struttura dei brani è semplice e trasparente, derivata dalle forme classiche (danza sonatina, rondò, ecc.) e gli influssi popolari emergono con chiarezza in particolare nelle scale utilizzate e nell'articolazione ritmica delle melodie.

Il Ricercare (1994) del piemontese Alberto Bernardi non presenta a prima vista un'evidente parentela con questa forma imitativa che diede origine alla fuga classica, se non per l'esplicito recupero di un linguaggio modale (per erti versi, addirittura pre-tonale). L'interesse e l'ancoraggio alla "modernità" di questo brano sono piuttosto da rintracciare nella sezione iniziale e finale (il pezzo è costituito con una trasparente struttura a ponte, ABCBA), in cui poche altezze strettamente diatoniche vengono continuamente riverberate dalle tre chitarre, in uno scampanio che ricorda certi esperimenti della musica minimale.

Con il trio (1977/78) e la Sonata (1981) di Franco Margola ci avviciniamo ad uno dei compositori italiani che in questo secolo hanno dato di più alla produzione per chitarra. L'impianto delle composizioni è solidamente neoclassico e il linguaggio utilizzato è quello tipico di questo autore: una tonalità allargata e gentile, un clima espressivo che, in particolare nei numerosi momenti "cantabili", sembra oscillare tra lo sleen baudelairiano e la saudade brasilana.

Più pungente e squadrato il Rondò (1925)di Paul Hindemith, autore la cui opera ha avuto larghissima influenza sul linguaggio musicale corrente. La forma del pezzo è quella del rondò classico, e il linguaggio utilizza in piene libertà costruttiva elementi tratti dalla tonalità (tridi, scale, ecc.) mischiati con procedimenti tipici del '900 (politonalità, scale octotonali, giustapposizioni di blochhi accodali senza legami apparenti).

Questi procedimenti sembrano aver influenzato anche l'opera del triestino Giulio Viozzi. La sua Fantasia Quarta /1982), di cui il Trio Vivaldi ha curato l'edizione, presenta un linguaggio piuttosto pungente, in cui gli elementi individuati nel pezzo di Hindemith (in particolare la giustapposizione di accordi privi di un immediato legame armonico) vengono largamente sfruttati. Il brano alterna momenti di grande impegno ritmico e di forte movimento contrappuntistico ad altri di maggior respiro e cantabilità, in una forma (quella appunto della fantasia) libera e rapsodica. In qualche modo la libertà formale della fantasia sembra pervadere anche l'Improvviso (1995) di Mario Gangi. Il pezzo è un insieme di episodi diversi, raccordati dal ritorno del "motto" iniziale con differenti modalità espressive e tecniche (allegro, adagio, grandioso, ecc.). L'uso di metriche irregolari (5/8) e una generale tendenza allo swing rendono evidente l'ispirazione jazzistica che ha guidato la composizione di questo brano e la grande perizia tecnica dell'autore gli permette di far emergere tutte le potenzialità espressive dello strumento.

Giovanni Gioanola

 

 




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